A prima vista può sembrare un nuovo dipartimento ma sostanzialmente la cultura del territorio e l'innovazione è ciò che ciascuno di noi ha già insito nella propria associazione.

In effetti l'obiettivo dovrà essere quello della ricerca del modo di ordinare le tante idee e iniziative, tendenti sia a promuovere e salvaguardare che a innovare, sistemizzandole. La raccolta, ad esempio, delle migliori esperienze per tematismi e/o aree, legata a progetti strategici per la loro diffusione e circuitazione a respiro quanto meno interregionale, darebbe luogo (e questo sarebbe un ulteriore valore aggiunto) a quella immagine coordinata che tanto ci manca. Usando un termine, forse troppo abusato, fare marketing di noi stessi.

L'impegno per le pro loco, in questo caso, è rendersi disponibili a dare informazioni utili di ciò che progettano e realizzano, facendo sistema con le proprie strutture di rappresentanza e coordinamento.

Un altro degli obiettivi del dipartimento sarà il tema dello sviluppo della riappropriazione del ruolo di coscienza critica nelle trasformazioni del territorio rafforzando, soprattutto nelle piccole e medie realtà, quel ruolo guida e di riferimento (non fosse altro per la dimostrata sensibilità nella salvaguardia e tutela della cultura e tradizioni locali) che le pro loco dovrebbero avere nelle scelte delle politiche di tutela e nella valorizzazione della cultura del territorio. Ci rendiamo conto che sono temi impegnativi e difficili, ma credo che ognuno di noi nella dedizione a questo mondo di volontariato , più di una volta si è trovato ad affrontarli e magari da solo, a tentare di risolverli. Il ruolo dell'UNPLI sarà, al di là della rappresentanza e del coordinamento, di stimolo, e supporto alle iniziative che oltre allo spessore culturale e impegno civile facciano riemergere nell'immaginario collettivo quanto nel 1996 veniva riportato, nella relazione di presentazione di un progetto di legge sulle pro loco, alla Camera dei Deputati: “si può affermare che le associazioni pro loco sono a pieno titolo pezzi di storia del nostro Paese, a cui va riconosciuta una importantissima funzione di stimolo che esse hanno svolto sul livello di sviluppo delle comunità locali, misurata sulla qualità della vita rispetto al territorio circostante, sulla capacità di creare relazioni sociali, sull'attenzione alla crescita delle nuove generazioni, sulla capacità di gestire le risorse culturali, artistiche e ambientali".

        Il carattere volontario delle pro loco ne fa degli organismi importantissimi, ormai anche la teoria economica considera il mondo non profit tra i soggetti dello sviluppo. Le pro loco rappresentano un volontariato positivo non solo basato sulla buona volontà, ma capace di leggere i segni dei tempi, di saperli interpretare e di trovare adeguati spazi d'azione sul territorio.
        Due sono gli ambiti di riflessione: quello interno all'associazione stessa e quello legato ai rapporti con la comunità. La società complessa richiede un volontariato non solo motivato, ma al contempo competente adeguatamente preparato, non solo sul piano burocratico, ma soprattutto rispetto ai comportamenti ed ai rapporti con altri soggetti. Da qui discende il ruolo delle istituzioni come soggetti che da un lato coordinano il privato sociale e dall'altro lo legittimano anche attraverso protocolli di intesa e convenzioni, come previsto dalla legislazione vigente in materia di autonomie locali.

 In questo quadro il ruolo delle pro loco risulta essere centrale quali soggetti protagonisti del coordinamento e del raccordo dell'ambito delle attività ricreative e promozionali. Tuttavia ad esse viene richiesto carisma ed autorevolezza che si genera attraverso una particolare attenzione ai propri ruoli ed alla capacità di sopportare da un lato la voglia di esserci e di fare e dall'altra le istituzioni.

Ogni commento credo sia superfluo.

Fernando Tomasello

 

 

 

 

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