Pro Loco Arquata del Tronto
Via delle Carceri
63043 Arquata del Tronto (AP)
Tel.: 0736/809122
Fax: 0736/809255
E-mail: arquatapl@email.it

Presidente:

Leonardo Gabrielli

Posizione geografica:

Lungo la SS Salaria, a 150 Km da Roma e a 30 Km. da Ascoli Piceno.

Arquata del Tronto

altitudine: 777 mt. s.l.m.

Da vedere:

Chiesa di San Francesco: situata in frazione Borgo, ex manastero francescano all'interno conserva oltre ad affreschi e tele, un estratto dall'originale della Sacra Sindone.

Chiesa di Sant'Agata: Sita in frazione Spelonga, conserva al suo interno degli affreschi di scuola Umbra di fine 1400 attribuiti a Pamfilo da Spoleto. All'interno della stessa chiesa è conservata una bandiera turca strappata al nemico durante la battaglia di Lepanto (1971).

Chiesa Madonna del Sole: in frazione Capodacqua insiste un tempietto ottogonale costruito nel 1528. All'interno dello stesso sono presenti degli affreschi della scuola di Cola d'Amatrice.

Chiesa dell'Annunziata: nella chiesa dell'Annunziata in Arquata si conserva un antico Cristo Crocefisso scolpito in legno policromo del secolo XIII.

Miliario: in frazione Trisungo si trovano i resti dell'antica via Salaria tra cui un miliario in travertino dell'anno 15 o 16 a.C. rinvenuto nell'alveo del fiume Tronto.

Rocca di Arquata: fortificazione del secolo XII che sovrasta il paese con le sue due torri.

Gastronomia:

Nelle montagne e campagne Picene è ancora viva la tradizione di tenere il maiale di famiglia in cortile per poi ricavare salumi durante il periodo invernale. I salumi saranno poi consumati durante tutto l'arco dell'anno seguente.

Il prosciutto crudo è forse il principe fra tutti, ed è quello che più viene apprezzato nelle degustazioni, soprattutto se tagliato a mano, poichè l'affettatrice elettrica, riscaldando la carne, ne può pregiudicare il gusto. In esso si sente tutto il sapore della natura in cui l'animale è stato allevato, e la cui alimentazione è stata esclusivamente a base di prodotti freschi e scarti della cucina.

Altre notizie:

Il Comune di Arquata del Tronto si estende nella zona sud-occidentale della Regione Marche, a contatto con altre tre regioni: l'Abruzzo, il Lazio e l'Umbria.
Il territorio in gran parte montuoso, che va dai 580 ai 2478 metri di altitudine, è attraversato in senso est-ovest dal fiume Tronto che separe la catena dei Sibillini dai Monti della Laga.
Il capoluogo sorge al di sopra di un colle, in posizione strategica e di dominio rispetto alla vallata e alla strada Salaria sottostanti. L'imponente castello della Rocca, sovrasta il paese con le sue torri. Dell'origine di Arquata non si hanno notizie certe, alcuni studiosi (Castelli, Agostini) la identificano con l'antica Surpicanum, posta tra le due "Statio" della Tavola Peutingeriana, Ad Martis e Ad Aquas.
Le prime menzioni di Arquata risalgono al sec. XI. Nel 1255 si diede spontaneamente ad Ascoli ricevendone in cambio ampia autonomia. Nel corso del sec. XIV godette di una relativa indipendenza da Ascoli (1337), fino al 1429 quando il Papa Martino V cedette Arquata e il suo distretto a Norcia che fino a quel momento l'aveva contesa ad Ascoli. Dopo alterne vicende durate per tutto il sec. XV, Arquata rimase possesso di Norcia fino al sec. XVIII.
Con l'invasione francese del 1809 la prefettura di Norcia fu abolita ed Arquata assoggettata a Spoleto, capoluogo di cantone, in quel periodo fu restaurata la rocca e provvista di casematte e piazzuole d'artiglieria; le fu assegnata una guarigione permanente e venne dichiarata, con le rocche di Spoleto e Perugia, il terzo fortilizio del Dipartimento. Caduto Napoleone, il governo Pontificio della restaurazione tolse Arquata all'Umbria e la incorporò nella delegazione di Ascoli Piceno, della cui Giurisdizione Pretoriale entrò a far parte nel 1832.
Attualmente, oltre al capoluogo, il comune conta dodici frazioni e sul suo territorio si estendono ben due Parchi Nazionali, quello dei Monti Sibillini a nord e quello del Gran Sasso - Monti della Laga a sud.
Nei paesi del comune si possono ammirare numerose testimonianze artistiche e storiche: la Rocca medievale (dove la leggenda vuole vi abbia risieduto Giovanna D'Angiò di Napoli) e la chiesa dell'Annunziata ad Arquata. A Trisungo interessanti sono i resti della via Salaria romana, ed un miliario in travertino dell'anno 16-15 a.C., questo miliario XCVIIII, costituito da un rocchio di colonna di travertino, lievemente rastremato verso l'alto, fu rinvenuto nel 1831 nel letto del fiume Tronto.
Il miliario documenta un senato-consulto intorno al 22 a.C. evidentemente suggerito da Augusto, con il quale venne deciso il riattamento della Salaria nella Valle del Tronto.
Spelonga conserva nella chiesa parrocchiale una bandiera turca proveniente dalla battaglia di Lepanto (1571), oltre a numerosi affreschi del XV e XVI sec. come la Madonna di Loreto e S. Agata e un Santo Francesco opere di Panfilo Da Spoleto; inoltre il paese presenta diverse case rinascimentali e numerosissimi basso rilievi del XV e XVI sec. A Pretare nella chiesa di S. Maria a Vetere si conserva un affresco di Fabio Angelucci da Mevale e nella chiesa parrocchiale è custodito un Cristo crocefisso scolpito in legno policromo; altezza m. 1,20 arte del XVII sec.
Nella frazione di Capodacqua c'è d'ammirare la chiesa ottagonale della Madonna del Sole: è questo uno straordinalrio esempio di tempietto a pianta centrale costruito nel 1528 dalla comunità del paese.
Nell'esterno, su uno dei due ingressi, si trovano un bel rosone, iscrizioni con invocazioni, e la stilizzazione del sole e della luna. Sulla vela campanaria, la campana più grande reca la data del 1558. Nel 1605 il vescovo Donati in visita pastorale alla parrocchia, definisce l'oratorio "pulcherrimum". Nel corso degli anni la chiesa è stata ritenuta opera di Cola D'Amatrice, anche se oggi questa tesi, non trova riscontro nella critica contemporanea. Nella Frazione Colle la chiesa di S. Silvestro, che sorge al di sopra di un alto strapiombo, conserva al proprio interno affreschi del 1511. A Borgo nella chiesa di S. Salvatore si conserva un antico Cristo Crocefisso scolpito in legno policromo di arte romanica del XIII sec., ridipinto in epoca posteriore; il Cristo è raffigurato in rigida posizione di prospetto, con le braccia spalancate orizzontalmente, le estremità parallele, misura m. 1,45 x 1,45. Mentre nella Chiesa di S. Francesco si può ammirare un'estratto dall'originale della Sindone. Di notevole, interesse in frazione Pescara, una Croce astile sbalzata in rame dorato su armatura legnea, opera dell'arte umbro-sabina della seconda metà del XIII sec., misura cm. 41 x 34, forse è la più antica delle croci in metallo conservate nelle Marche. Il Castello della Rocca sorge su uno sperone roccioso situato poco più a nord dell'abitato. La caratteristica di Arquata, di essere storicamente "zona di confine" fa si che attorno al sec. XI-XII si desse inizio alla fortificazione del colle e quindi al
  la realizzazione del castello. L'insieme delle strutture edilizie che forma la Rocca, ha subito nel corso degli anni una serie di modifiche e di ampliamenti funzionali; comunque è possibile ritenere che il primo elemento edificato sul colle, fosse il torrione, di pianta esagonale ed alto circa 12 m. situato allo spigolo sud-est. Collegata al torrione esagonale doveva esserci la cinta muraria (in parte tutt'ora esistente), che sviluppandosi verso nord per circa 70 m. chiudeva l'unico lato "scoperto" del colle, il percorso che collegava il torrione al paese era situato - come lo è attualmente - sul lato orientale del promontorio. Questa prima struttura difensiva, era edificata in una posizione di predominio su tutta la vallata sottostante, rispetto alla quale si poneva come elemento emergente di notevole importanza. Tra il XIV e il XV sec. dovendo presumibilmente assicurare una maggiore efficienza alla struttura difensiva, si realizza la torre nord, a base quadrata di 7 x 7
  m. con una altezza di metri 24. La torre, elemento imponente nella fortificazione, si raccordava verso sud con il torrione esagonale mediante una doppia cinta muraria che delimitava un grande spazio interno di forma rettangolare delle dimensioni di m. 21 x 24. Dall'esame della documentazione storica e dei reperti in sito, si deduce che all'interno di questo "piazzale" vi dovevano essere diverse costruzioni che consentivano a decine di persone di poter abitare per mesi la Rocca. Una indicazione in tal senso viene fornita dalle rubriche degli Statuti comunali di Norcia che trattano dell'elezione dei "castellani" d'Arquata (1428), dove si dice tra l'altro che i due "castellani con otto soci dovevano, da ottobre a marzo, rimanere chiusi dentro la Rocca e uscirne solo per casi di provata necessità". Nel corso di tutto il sec. XV Arquata e la sua Rocca, furono protagoniste di furibonde lotte tra ascolani e i norcini per il possesso del comune, che rimarrà comunque legato a Norci
  a fino al 1554, quando con le nomine papali dei pretori e dei castellani tramontava definitivamente ogni autonomia locale. L'ultimo corpo di fabbrica che si realizza nella Rocca, è un torrione circolare del diametro di m. 10, situato nello spigolo sud-ovest, con una base tronconica e un contrafforte triangolare. Questo torrione, che raggiungeva un'altezza di 12 m., era al suo interno completamento costipato di terra e accoglieva a livello della merlatura nell'ampio terrazzamento, pezzi di artiglieria. Del torrione circolare oggi rimangono solamente alcune murature di fondazione, riportate alla luce dai recenti lavori di restauro. L'intervento di restauro e valorizzazione, a cui è stata sottoposta la Rocca, risulta oggi ormai quasi del tutto ultimato. Esso, sotto il controllo della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici delle Marche, ha riguardato dapprima il risanamento di tutti gli elementi murari del castello e della cinta, e quindi la realizzazione nel v
  asto cortile interno, di un sale con caratteristiche di polifunzionalità. Investire le rocca di una destinazione d'uso polifunzionale e d'interesse collettivo, sempre nel pieno rispetto delle caratteristiche estetiche, storiche e specifiche del monumento, è stata una scelta dei progettisti del restauro gli architetti Sandro D'Auria e Dario Nanni e dell'Amministrazione Comunale, considerandola come la migliore garanzia per assicurare nel tempo la salvaguardia, il corretto mantenimento, e la vitalità del monumento.

Manifestazioni:

Rievocazione storica  "Alla corte della Regina": rievocazione storica in costume con banchetto medievale che si svolge ogni anno in Arquata. Il banchetto prende spunto dalla figura storica della regina Giovanna II di Napoli, che avrebbe soggiornato nella famosa Rocca dal 1420 al 1435. La piazza ospita per l'occasione anche artisti che con balli, musica e giochi rallegrano i banchettanti nel corso delle loro libagioni.
Le portate sono ricostruite secondo i dettami della cucina medievale.

"La Leggenda delle Fate" festa triennale, prossima edizione 2006: la festa si svolge in Frazione Pretare.
Manifestazione teatrale,unica nella sua trama originalissima, che narra delle gesta del Guerin Meschino e della Dea Sibilla.
Nel luogo dove un tempo sorgeva l'antico paese di Colfiorito, sepolto da una frana provocata dalla "Sibilla" invidiosa della felicità degli abitanti del posto, giunsero dei pastori. La loro vita era allietata dall'incontro con le "Fate", strane creature al servizio della Sibilla, dalle sembianze femminili, ma con zampe di capra e coperte da fastosi vestiti. Le "Fate", infatti erano solite scendere in paese, ma prima che facesse giorno dovevano far ritorno nella Grotta per non rivelare la loro natura caprina. Un cavaliere dalle origini ignote, il famoso "Guerrin Meschino", sconfisse i magici poteri della Sibilla. Le "Fate", finalmente libere dall'incantesimo, poterono sposare i pastori dando così origine al paese di Pretare.

Oggi in occasione della festa di San Rocco, ad Agosto, la leggenda diventa spettacolo.
"Festa Bella", prossima edizione 2007: nella frazione di Spelonga si svolge la rievocazione di quel 7 ottobre 1571, quando nel golfo di Lepanto fu combattuta la più grande battaglia di tutta la storia. La flotta cristiana, guidata da Don Giovanni D'Austria con Marcantonio Colonna comandante dei pontifici, dopo cinque ore di cruento scontro, sbaragliò gli Ottomani capitanati da Mehemet Alì. A quello storico evento, secondo la tradizione, parteciparono circa centocinquanta Spelongani, riuscendo persino a conquistare una bandiera turca che, lacerata e macchiata di sangue, viene tuttora conservata nella chiesa parrocchiale di Spelonga di Arquata. A ricordo, ogni tre anni almeno 150 Spelongani si recano sui Monti della Laga ed abbattono un gigantesco abete di circa trenta metri che diventerà, dopo tre giorni di trasporto, l'albero maestro d'una Feluca Turca che verrà ricostruita sulla piazza del paese. Sarà Marcantonio Colonna, personaggio storico che apporrà in cima all'albero una copia della bandiera prima "dell'alzata", eseguita con l'ausilio di sole funi e scale. Rievocazione da non perdere perchè viene fatta solo ogni tre anni.

Sagra "Marrone che Passione": Sagra - mercato dei prodotti tipici della montagna. La Sagra si svolge lungo le vie del centro storico dell'abitato di Trisungo. Principe della Sagra è il marrone, cioè la castagna carnosa e profumata e facile da spellare, il cui sapore regna incontrastato nei palati degli appassionati delle caldarroste fragranti e aromatiche.