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Loco Caltabellotta Via IV Novembre 92010 Caltabellotta (AG) Tel.: 0925/951633 Fax: 0925/951633 E-mail: info@prolococaltabellotta.it |
Posizione geografica: Sicilia |
Caltabellotta Altitudine: 750 s.l.m. |
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Foto Accursio Castrogiovanni
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Da vedere: Cattedrale di Maria Assunta Monte e castello Conte Luna Eremo S.Pellegrino Scavi archeologici vari periodi Chiese varie Villa Comunale ( monumento ai caduti di J.Nicolosi) Gruppo policromo del Ferraro ( Passione ) Statue del Gagini e del Laurana Percorsi panoramici e naturalistici Centrale
Eolica |
Gastronomia: Sagra del cannileri (Pasqua) Sagra delle fave "Froscia", "Cannileri", "Cubbata", "Sfingi", "Pignolata", "Cuddureddi e cudduruna", "Pasticciotti" Pasta cavata Pasta con
sarde e finocchi. |
Altre notizie: E' un paesino abbarbicato sulle montagne con aria fine e rinomate, famoso per la Pace di Caltabellotta 1302. Visitateci. |
Feste, sagre e manifestazioni: Città Presepe Dicembre-Gennaio Settimana Santa (Pasqua) Sagra delle fave fine Giugno Gara in salita automobilistica (Giugno) Festeggiamenti SS.Crocifisso e Maria SS. dei Miracoli fine (Luglio) Festa patronale S.Pellegrino (18 Agosto) Pace di
Caltabellotta (24 Agosto)
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Posta sulla vetta di un monte, sottoposta ad una rupe quasi inaccessibile, sorgeva nell'antichità la città di Triocala, odierna Caltabellotta. La città era esposta a mezzogiorno con una splendida vista sul mare Mediterraneo Africano. Si ignora l'epoca della sua origine e fondazione, sicuramente antichissima; probabilmente fondata dai Sicani, alcuni storici asseriscono che in questo luogo esistette l'antica città di Camico reggia del Re Cocalo. A testimoniare l'antica presenza di queste popolazioni possiamo osservare oggi i sepolcreti e vestigia di case incavate nella roccia. Ad avvalorare l'ipotesi della presenza di Camico là dove oggi sorge Caltabellotta è, inoltre, la singolare descrizione che fanno gli storici, riferendosi al leggendario Dedalo, della rupe che sovrasta la città; essa infatti viene descritta come "tale da potere essere difesa dall'attacco di un esercito con l'ausilio di soltanto cinque o sei uomini". Questa caratteristica si può osservare ancora oggi facendo un'escursione sul "Pizzo" (nome col quale gli abitanti indicano la vetta più alta di questa rupe). La città di Triocala ricoprì una certa importanza nelle guerre con i Cartaginesi che tentarono la conquista della Sicilia. Fu sede della II guerra servile (103-99 a.C.) che vide l'insurrezione dei servi nei confronti dei dominatori Romani. In quella occasione infatti un certo Salvio (o Euno), capo dei servi insorti, vi si stabilì ed elesse Triocala a suo regno assumendo il titolo di re col nome di Trifone; più volte egli cercò di essere riconosciuto tale anche dal Senato romano, ma le sue proposte ed i suoi doni furono sempre respinti con disprezzo. I Romani, prima con L. Licinio Lucullo, poi con Caio Servilio (102 a.C.) per diversi anni cercarono di espugnare il regno di Trifone, ma senza esito. Solo il console (101 a.C.) con un poderoso esercito riuscì a sconfiggere Atenione grande alleato e successore di Trifone, uccidendolo dopo aver accettato la sfida in singolar tenzone, durante una battaglia nel 99 a.C. Nel primo secolo d.C. Triocala divenne sede vescovile e primo vescovo nè fu San Pellegrino; seguirono altri vescovi tra cui: Massimo (649 d.C.), Gregorio (680 d.C.), Giovanni (687 d.C.). Nel 1090 Caltabellotta fu conquistata dai Normanni con Ruggero; in questi anni però la città si era gradualmente spopolata a favore di Sciacca riducendosi a poco più di un presidio di soldati. Durante il regno di Ruggero, sorsero in Caltabellotta la chiesa di S. Pellegrino, con l'eremo annesso, la chiesa del Salvatore ed una dedicata alla Madonna della Raccomandata (chiesa di S. Francesco di Paola). In quegli anni probabilmente fu costruito anche il Castello che fu poi rifugio della regina Sibilla e del figlio Guglielmo III, contro la prepotenza di Enrico IV di Svevia, Castello oggi ridotto in rovina. Era, infatti, stato eletto successore in Sicilia col favore della nobiltà siciliana e normanna Guglielmo III minorenne sotto la tutela della madre Sibilla. Enrico IV, però, come sposo di Costanza (unica erede della dinastia normanna in Sicilia), pretese il regno; così alla morte di Tancredi, la regina Sibilla ed il figlio si rifugiarono nel Castello di Caltabellotta fortezza ritenuta inespugnabile.Enrico IV però anziché assediare Caltabellotta attirò la regina ed il figlio a Palermo con l'inganno. Egli infatti promise loro la contea di Lecce ed il principato di Taranto; in realtà li fece arrestare ed esulare come prigionieri in Germania. Altro celebre avvenimento svoltosi nel Castello di Caltabellotta, furono le feste tenute nel 1270 per onorare il ritorno della crociata, guidata da L. Luigi re di Francia, di Guido D'Ampierre conte di Fiandra. Per l'occasione si tenne un sontuoso banchetto al quale parteciparono numerosi nobili e che fu rallegrato dal canto dei menestrelli tra i quali il più famoso Adam Le Roi (il re dei menestrelli). L' episodio storico più importante relativo a Caltabellotta, e ricordato non soltanto nella storia di Sicilia, è la pace, firmata nel 1302 fra Angioini e Aragonesi, che porta il nome di "Pace di Caltabellotta". La Pace di Caltabellotta limitava il regno degli Angioini al Napoletano e stabiliva che Federico d'Aragona regnasse in Sicilia e nelle isole adiacenti come re indipendente e assoluto; il regno e l'indipendenza dell'isola durarono fino al 1414. Per quanto gli Aragonesi non fossero Siciliani, essi furono i soli a governare per la Sicilia e nell'interesse della Sicilia. Seguì poi il secolare, infausto periodo dello sfruttamento dei Vicerè spagnoli e nei primi anni del secolo XVIII l'effimero regno di Vittorio Amedeo di Svevia. Negli anni che si susseguirono la Sicilia passò da una dominazione all'altra. Durante il regno di Federico II d' Aragona, Caltabellotta, fu tolta, nel 1336, a Federico di Antiochia, che aveva parteggiato per gli Angioini, e fu ceduta a Raimondo Peralta. Rimase alla famiglia dei Peralta fino ai primi del 1400, quando per il matrimonio di Margherita Peralta con Artale Luna, la contea di Caltabellotta passò ai Luna. Nella prima metà del 1500 con la morte di Giovanni Luna, rimasto senza eredi, si estinse il suo casato. Rimase Signora di Caltabellotta la moglie Luigia che poi sposò Cesare Moncada Pignatelli. Il figlio Francesco Moncada nel 1572 prese possesso della contea. I Moncada si susseguirono sino al 1713 anno in cui la contea passò al marito di Caterina Moncada, Giuseppe Alvarez De Toledo; gli Alvarez rimasero sino ai tempi moderni. Caltabellotta faceva parte della Val di Mazzara, finchè nel 1815 fece parte della provincia di Agrigento. |
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