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Il Comune
di Santa Maria la Longa, situato in posizione centrale nella pianura
friulana, comprende cinque paesi con il capoluogo Santa Maria la Longa
e le frazioni di Tissano, Mereto di Capitolo, Santo Stefano Udinese e
Ronchiettis. I nuclei urbani, di origine medioevale, sono situati in un
territorio dove sono ancora presenti i segni
della centuriazione romana di Aquileia.
L'agricoltura è stata, ed è tuttora, l'attività prevalente,
anche se in questi ultimi anni il lavoro dell'agricoltore si è
completamente trasformato attraverso un elevato uso di mezzi meccanici.
Nei secoli passati la coltivazione della terra è stata penalizzata
dalla scarsità d'acqua. I veneziani, nel secolo XVII, costruirono
la Roggia di Palma, lambendo marginalmente il territorio comunale nella
parte a sud -ovest (zona di Ronchiettis), e solo più tardi, nel
secolo XIX, si costruirono degli importanti canali, derivati dai fiumi
e torrenti
presenti a nord di Udine, per irrigare parte del territorio comunale e
per portare l'acqua all'interno dei borghi.
Questi nuovi corsi d'acqua, in alcuni casi, furono ricavati sulle antiche
strade, come ad esempio il canale Brentana, corso d'acqua ricavato utilizzando
parte dell'antica strada romana Aquileia - Virunum (nota come Julia Augusta).
Tuttora qualche anziano chiama la strada Statale Udine - Grado "
la strada nuova " in contrapposizione alla vecchia strada che si
trovava nell'alveo del canale attuale.
L'asse viario sopracitato separava i terreni ghiaiosi, ad ovest, da quelli
più argillosi ad est. Questi ultimi, per la maggiore ritenzione
idrica, consentivano alle piante di superare periodi siccitosi e di conseguenza
erano maggiormente utilizzati a seminativi di grano, frumento, miglio,
avena, mais ecc... Per mantenere i terreni più umidi e per proteggere
la campagna ed anche i paesi dagli allagamenti, l'intero territorio comunale
fino a qualche decennio fa era ricco di canali e fossi collegati tra loro
per favorire un regolare deflusso delle acque, alcuni canali mantenevano
l'acqua per vari mesi facendo sopravvivere varie specie ittiche come la
tinca, il pesce gatto, l'anguilla ecc..., che venivano pescate durante
i periodi estivi dagli stessi contadini. Tutti e cinque i paesi erano
circondati e protetti da un ampio e profondo impluvio di cui rimangono
ancora delle tracce in particolare a Mereto di Capitolo, dove la conformazione
urbana del paese si deve al fossato ellittico che circonda la parte storica
del borgo.
Nei terreni posti ad ovest del territorio comunale, più ghiaiosi,
in passato erano presenti numerosi prati magri i quali fornivano il foraggio
per gli ovini, i bovini e per i cavalli. Queste zone erano ricche di praterie
perché l'acqua filtrava rapidamente in profondità non permettendo
il necessario apporto idrico alle piante cerealicole, in particolare a
quelle estive. In questi ultimi anni l'acqua necessaria ad irrigare i
campi, oltre che dai canali di origine ottocentesca, è stata prelevata
dai numerosi pozzi artesiani, garantendo in questo modo una discreta quantità
d'acqua alle piante nei periodi di forte siccità, in particolare
nella zona verso Bicinicco. In questi terreni, ad ovest del territorio
comunale, i prati stabili sono stati arati a partire dall'inizio del secolo
scorso per attuare, grazie all'acqua, coltivazioni più remunerative
come il mais e il frumento.
L'uso di trattori e mezzi meccanici sempre più potenti, assieme
all'abbandono di certe colture come quella del gelso, hanno modificato
il paesaggio agrario che, fino alla prima metà del secolo scorso,
si caratterizzava prevalentemente per appezzamenti di terreno coltivati,
inframmezzati da filari di viti sorretti da alberi di gelso, alberi da
frutta, olmi, aceri campestri ecc...il cosiddetto "arborato - vitato".
Tutti gli elementi di ostacolo alla "moderna" agricoltura intensiva
come i filari di gelso, i piccoli fossi, le siepi, i prati, sono stati
in gran parte eliminati
a partire dalla seconda metà del XX secolo.
Nonostante queste sostanziali modifiche subite dal nostro territorio sopravvivono
ancora delle specie vegetali autoctone, in particolare lungo le strade
campestri e a ridosso dei fossi rimasti, tuttora importanti raccoglitori
d'acqua nei periodi di forte piovosità.
Tra gli alberi che si possono vedere in queste zona del Friuli si segnala
la presenza di qualche farnia, in particolare sono presenti due secolari
farnie nel giardino di villa Braida a Santa Maria la Longa, un altro esemplare
di pregio è presente a Tissano a ridosso del cavalcavia che conduce
a Bicinicco. In un lontano passato la farnia assieme al carpino bianco
formavano cosiddetto "Querco - Carpinetum boreoitalicum", l'antico
bosco di latifoglie che ricopriva l'intera pianura padana.
Altri alberi presenti sul territorio sono: il frassino, l'acero campestre,
l'olmo, il tiglio selvatico e lungo i corsi d'acqua l'ontano nero assieme
a diverse specie di salici e a qualche pioppo, quest'ultima pianta è
l'unica attualmente coltivata in modo intensivo. Molto diffuse sono inoltre
altre essenze non indigene come l'acacia, il gelso, il gelso di carta,
il bagolaro, il platano e l'ailanto. Tra gli arbusti si segnalano il biancospino,
il sambuco, la berretta da prete, la sanguinella, il nocciolo, il ligustro,
il prugnolo, e la rosa canina.
Tra i fiori presenti nei lacerti di prato rimasti si possono ammirare:
il ginestrino, la rara orchidea piramidale, la cicerchia dei prati, la
margherita, l'ambretta comune, la vedovina selvatica, il latte di gallina,
la calcatreppola campestre e numerose altre specie vegetali.
Ai prati sono legati alcuni uccelli come: l'allodola, il raro strillozzo,
la quaglia, la starna ed il fagiano; altri volatili presenti nel territorio
comunale sono: il rigogolo, il merlo, lo storno, la rondine, il balestruccio,
il rondone, la gazza, la ghiandaia, la cornacchia, la poiana, il gheppio,
l'albanella reale, il gufo, il barbagianni, la civetta, il picchio verde,
il picchio rosso maggiore, l'usignolo, la capinera, la cinciallegra, il
saltimpalo, la ballerina gialla, il cardellino, il verzellino, il verdone,
la passera, la tortora e lungo i corsi d'acqua il martin pescatore e la
gallinella d'acqua.
Nel periodo autunnale ed invernale si possono vedere inoltre: il tordo
sassello, il tordo bottaccio, la tottavilla, la cesena, la pavoncella,
il frosone, la peppola, il fringuello, il lucherino, il prispolone, la
pispola, lo zigolo giallo, il migliarino di palude, il ciuffolotto, il
fanello, l'organetto, il codirosso, lo scricciolo e nei giardini il pettirosso.
Alcuni di questi volatili erano in passato ambite prede degli uccellatori
che li catturavano sia con le reti (bressane) che con il vischio. Una
importante bressana si trovava nella zona dei prati verso Bicinicco la
cosiddetta "bressane di Bepo ucel".
L'ultima rimasta, anche se si presenta ormai come un boschetto, è
la bressana Cirio a Santo Stefano Udinese. A sud di questo paese è
tuttora presente il grazioso laghetto della famiglia Del Zotto alimentato
da uno dei canali ottocenteschi citati all'inizio. Nel periodo invernale,
in questo specchio d'acqua, svernano numerosi uccelli acquatici come il
germano reale, l'airone cenerino, la garzetta, la pavoncella ecc...
Tra gli animali presenti sul territorio comunale si segnalano: la talpa,
il riccio, la donnola, la faina, la volpe, la lepre, saltuariamente il
capriolo e il cinghiale.
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Da vedere:
Nel comune
di S. Maria la Longa si trovano tre ville venete che sono di gran lunga
le cose più belle che - sul piano dell'arte - la zona possiede.
A Tissano, la Villa dei Conti del Torso, già dei co. Agricola
e dei co. Strassoldo, era un tempo ricca di raffinati arredi e di preziose
raccolte storico-artistiche. È una elegante costruzione settecentesca,
molto sviluppata in senso longitudinale, con corpo centrale avanzato,
cortile d'onore, giardino e parco.
A Mereto di Capitolo la Villa Brazzà Gortani (già
Frangipane), del XVII secolo, con balcone in pietra e lo stemma nobiliare
in facciata, ha un aspetto piuttosto severo, con pesanti inferriate nelle
finestre del pianterreno.
A Santa Maria la Longa, la Villa ex Bearzi, ora Piccolo Cottolengo
di Don Orione, si compone di un corpo centrale timpanato aggettante, affiancato
da due lunghe ali. Settecentesca, è attorniata da recenti costruzioni
(ad esempio il "Padiglione Cavazzini"), sorte per assolvere
alle molteplici esigenze della benefica istituzione, e da piante secolari
che rendono l'ambiente suggestivo.
Per quanto riguarda le chiese, la Parrocchiale di S. Maria Assunta
nel capoluogo, priva di particolare rilevanza architettonica, ha un
bell'altare barocco (quello laterale di sinistra, dedicato alla Madonna
del Rosario) che si dice acquistato a Udine, un fonte battesimale cinquecentesco
ed opere d'arte contemporanea: l'Assunta in mosaico
nel catino absidale, eseguita dalla Scuola di Mosaico di Spilimbergo su
cartone di Ernesto Mitri, di Udine, due tondi a mosaico nella navata,
eseguiti dalla stessa Scuola su cartone di Cirillo Iussa di S. Pietro
al Natisone.
Più ricca d'arte Mereto di Capitolo: nella parrocchiale,
acquasantiera e fonte battesimale cinquecenteschi, una bella paia di Pietro
Bainville, pittore francese abitante in Palmanova, XVIII secolo, raffigurante
il Sangue di Cristo (simile per fattura a quella di Aiello), un monumentale
altar maggiore barocco con pala dedicata alla Madonna del Rosario, una
lignea Madonna con Bambino cinquecentesca, attribuita all'intagliatore
bergamasco (ma abitante in Udine) Antonio Tironi, uno dei protagonisti
della scultura lignea friulana del primo Cinquecento.
La statua, che sembra sia stata eseguita per Ronchis dove rimase fino
a che venne distrutta la chiesa nel 1806, fu portata a Mereto nel 1813.
Il moderno affresco del soffitto, nel quale si vede la Deposizione di
Cristo dalla Croce con Maria, Nicodemo, Giuseppe d'Arimatea e le pie Donne
(in alto l'Arcangelo Michele, cui è dedicata la chiesa, annuncia
la Resurrezione) è stato ultimato nel 1986: è del pittore
Antonio Boatto di S. Stino di Livenza. La piccola Chiesa di S. Pietro,
un po' fuori paese, con campanile che si imposta al centro della facciata,
conserva affreschi nella lunetta e nella volta del piccolo "protiro"
laterale destro: raffigurano la Madonna con Bambino, Santi, Angeli e il
Padre Eterno; vanno assegnati ad un modesto pittore friulano del primo
quarto del XVI secolo.
La neogotica Chiesa parrocchiale di S. Stefano Udinese (costruita
tra il 1872 ed il 1878) ha un altar maggiore in marmo con statue dei Ss.
Giovanni Battista e Sebastiano datate 1802, decorazioni a tempera e pala
affrescata dietro l'altare (Martirio di S. Stefano) del gemonese Giuseppe
Barazzutti (1937).
Opere moderne anche nella Parrocchiale di Tissano, in cui vanno
ammirate due grandi e belle tele di Enrico De Cillia, nato a Treppo Carnico
ma residente in Udine, con la Parabola del Seminatore e Gesù nell'orto
degli Ulivi (1928). Bello anche l'altare barocco in marmo giallo e bianco,
con due statue in pietra gentile dei Ss. Luigi Gonzaga e Sebastiano.
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Manifestazioni:
22
e 29 febbraio salle 14 alle 18 a Tissano presso Villa Mauroner
apertura al pubblico della mostra "Slàvris"
29
febbraio ore 14.30 a Tissano tradizionale mascherata di carnevale
Sagre
dal Lunis di Pasche (Sagra del Lunedì di Pasqua)
Festeggiamenti pasquali con chiusura il giorno di Pasquetta.
Tipica festa paesana con giochi popolari, balli, musica e chioschi enogastronomici
Festa dei nonni
Normalmente organizzata ad ottobre di ogni anno, Si tratta di una giornata
di incontro e di allegria
dedicata a tutte le persone anziane o comunque nonni che spesso non hanno
molte occasioni per uscire
di casa, o che vivono in una società che spesso si dimentica anche
di loro.
Intrattenimenti estivi
Tipicamente serate di cinema all aperto per tutte le età
Intrattenimenti invernali
Serate di teatro presso la sala teatrale del piccolo Cottolengo Don Orione
di S. Maria La Longa
Intrattenimenti
per bambini
Giochi ed animazioni e pittura murales all aperto durante il periodo
estivo.
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