| Pro Loco Frosolone Piazza Municipio, 1 86095 Frosolone (IS) E-mail: proloco@frosolone.net |
Presidente: Avv. Nicola Di Biase Sito: |
Posizione geografica: Molise |
Frosolone Altitudine mt. 950 s.l.m. |
Da vedere: Le botteghe artigiane disseminate nell'antico centro storico, i vicoli e le piazze caratteristiche di un paese che sembra essersi fermato. La montagna con i suoi splendidi paesaggi e praterie. Il museo dei ferri taglienti, che raccoglie centinaia di anni di esperienze e manufatti. |
Gastronomia: Prodotti tipici locali di natura casearia: Scamorze, caciocavalli, ricotta, la cagliata, e molto altro ancora....... |
Altre notizie:
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Manifestazioni: I AGOSTO:
tradizionale sfilata di carri allegorici corredata dalla Sagra serale di peperoni e baccalà Il motivo religioso legato alle indulgenze portava a Frosolone moltissimi pellegrini, ragion per cui i frosolonesi iniziarono a coltivare interessi economico-commerciali che ebbero come naturale conseguenza l'istituzione della Fiera della Madonna delle Grazie. All'aspetto puramente utilitaristico si affianc ovviamente quello ludico e folklorico che fortunatamente sopravvive ancora oggi: la sfilata dei carri allegorici e la sagra di peperoni e baccalà. E' sicuramente questo il momento più bello della vita paesana in cui gruppi di persone di ogni età danno libero sfogo al loro estro creativo buttandosi in una competizione avvincente e leale che vedrà vincitore il miglior carro allegorico. Ogni carro ripropone scene, costumi e personaggi di una civiltà eclissatasi ormai da tempo; ci si traveste e ci si immedesima nella parte recitata con estrema verosimiglianza dando luogo ad una Commedia paesana dalle molteplici tinte. Poi, dopo la sfilata e la premiazione, ci si riunisce tutti in piazza A. Volta per assaporare il piatto più rappresentativo della nostra cucina: baccalà fritto con peperoni. Il tutto avviene tra le note del canto "Ru Primme Auste" scritto da Giuseppe Vago e musicato da Leone Mainella nel 1924. Da secoli, questo antico mestiere passato di mano in mano, generazione dopo generazione; oggi, nonostante il progresso e l'innovazione tecnologica, i nostri artigiani sono ancora abilissimi nel costruire forbici e coltelli con pochi ma essenziali strumenti di lavoro. Gli anziani ricorderanno le tante ore passate nelle piccole botteghe al pianterreno delle loro case: " ... tutta la famiglia collabora: i bambini imparano, il marito forgia e la moglie prepara i chatenielle, piccoli gancetti da attaccare al coltellino. [...] Il fabbro riscalda con la forgia, azionata da un mantice, le strisce di acciaio provenienti da Trieste e le batte su un incudine finché non prendono la forma di lame e molle. Le rifinisce con una lima e le passa su una mola di pietra, azionata a pedale. Ripassa quindi la lamina su di una mola foderata con una striscia di cuoio (preparata da lui stesso), unta in precedenza con una soluzione, chiamata sembriglie, composta di olio e smeriglia (polvere di ferro). Preparata la lamina, procede alla lavorazione del manico (paccarella), fatto di corno di bufalo. Questo viene scaldato sulla mola e stretto in un'apposita morsa, quindi tagliato e sagomato. Per lucidare il manico prepara una speciale pomata, composta di pietra pomice finemente tritata e setacciata, impastata con dell'olio. La lavorazione di un solo coltello richiede circa tre ore. Nel secolo scorso i coltellinai erano circa duecento mentre i forbiciai erano soltanto cinque o sei. Per fare un paio di forbici, si buca da un lato la striscia d'acciaio e si usa lo stesso procedimento della lavorazione della lama del coltello. La mola usata per fare le forbici chiamata mburnetore. Il fabbro lavorava dalle dodici alle sedici ore al giorno, esclusa la domenica, giorno in cui andava alla "cantina" con i suoi colleghi. Il sabato, i negozianti (non vi erano grossisti) caricavano su un asino i coltelli prodotti durante la settimana per rivenderli. I fabbri si distinguevano dai contadini (con i quali non andavano affatto d'accordo) per il diverso modo di vestire: i contadini portavano infatti le scarrette, una specie di baschi, e le strummure, giacche cortissime " (tratto da Un Paese Racconta, Edizioni Pro Loco). |