Pro Loco Frosolone
Piazza Municipio, 1
86095 Frosolone (IS)
E-mail: proloco@frosolone.net

Presidente:

Avv. Nicola Di Biase

Sito:

www.frosolone.net

Posizione geografica:

Molise

Frosolone

Altitudine mt. 950 s.l.m.

Da vedere:

Le botteghe artigiane disseminate nell'antico centro storico, i vicoli e le piazze caratteristiche di un paese che sembra essersi fermato. La montagna con i suoi splendidi paesaggi e praterie. Il museo dei ferri taglienti, che raccoglie centinaia di anni di esperienze e manufatti.

Gastronomia:

Prodotti tipici locali di natura casearia: Scamorze, caciocavalli, ricotta, la cagliata, e molto altro ancora.......

Altre notizie:

 

Manifestazioni:

I AGOSTO: tradizionale sfilata di carri allegorici corredata dalla Sagra serale di peperoni e baccalà

C'è una data nel calendario delle feste frosolonesi che riassume più di ogni altra il sostrato culturale e folklorico di questa Terra: è la data del 1 Agosto (Festa del Perdono).
Non c' occasione migliore per ammirare la grandezza storica di Frosolone ed il suo enorme bagaglio di tradizioni che rimandano direttamente ad una saggezza e ad una spiritualità  antiche, forgiate nel ferro dell'incudine e nel sacrificio dei campi dei nostri avi.
I sentimenti che accompagnavano il 1 Agosto frosolonese erano quelli umili e sinceri dei nostri Padri che dopo estenuanti giornate di lavoro in bottega o in campagna riponevano soltanto per un attimo i loro attrezzi e vivevano insieme a tutta la comunità la loro festa, mettevano a frutto quello spirito di appartenenza di cui andare orgogliosi e che emergeva puntualmente ad ogni ricorrenza. Con il proposito di rivivere quei bei momenti e di riscoprire il nostro passato la Pro Loco di Frosolone organizza la XVII edizione della tradizionale sfilata dei carri con sagra di peperoni e baccalà sperando nell'impegno attivo dei tanti appassionati.

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La festa popolare del 1 Agosto affonda le sue radici nel XIII secolo nel rito del "Perdono". Si tratta di un indulgenza plenaria, detta "il Perdono di Assisi", che Papa Innocenzo III concesse, su richiesta di San Francesco, a coloro che avessero visitato la chiesetta della "Porziuncola" ad Assisi.
La presenza del Terz'Ordine Francescano presso la Chiesa di S. Rocco del nostro Paese fece in modo che anche i credenti frosolonesi e dei paesi vicini potessero salvare la propria anima tramite le indulgenze; questo accadeva dal mezzogiorno del 1 Agosto alla mezzanotte del 2 Agosto. "I fedeli, dopo aver partecipato alla messa nella Chiesa di San Rocco, ed essersi soffermati in raccoglimento davanti all'altare, escono dalla Chiesa, ed in processione girano intorno alla croce di pietra situata di fronte alla Chiesa, per poi ritornare all'altare attraverso una porta secondaria; ripetono tale rito (chiamato appunto "le passate") per tre volte " (tratto da Un Paese Racconta, Edizioni
  Pro Loco).

Il motivo religioso legato alle indulgenze portava a Frosolone moltissimi pellegrini, ragion per cui i frosolonesi iniziarono a coltivare interessi economico-commerciali che ebbero come naturale conseguenza l'istituzione della Fiera della Madonna delle Grazie.

All'aspetto puramente utilitaristico si affianc ovviamente quello ludico e folklorico che fortunatamente sopravvive ancora oggi: la sfilata dei carri allegorici e la sagra di peperoni e baccalà.

E' sicuramente questo il momento più bello della vita paesana in cui gruppi di persone di ogni età  danno libero sfogo al loro estro creativo buttandosi in una competizione avvincente e leale che vedrà vincitore il miglior carro allegorico.

Ogni carro ripropone scene, costumi e personaggi di una civiltà  eclissatasi ormai da tempo; ci si traveste e ci si immedesima nella parte recitata con estrema verosimiglianza dando luogo ad una Commedia paesana dalle molteplici tinte.

Poi, dopo la sfilata e la premiazione, ci si riunisce tutti in piazza A. Volta per assaporare il piatto più rappresentativo della nostra cucina: baccalà  fritto con peperoni.

Il tutto avviene tra le note del canto "Ru Primme Auste" scritto da Giuseppe Vago e musicato da Leone Mainella nel 1924.

9 Agosto
La Festa della forgiatura che rientra nel programma delle giornate festive  il momento per conoscere o riscoprire l'antica e difficile arte di forgiar lame, siano esse coltelli o forbici.

Da secoli, questo antico mestiere  passato di mano in mano, generazione dopo generazione; oggi, nonostante il progresso e l'innovazione tecnologica, i nostri artigiani sono ancora abilissimi nel costruire forbici e coltelli con pochi ma essenziali strumenti di lavoro. Gli anziani ricorderanno le tante ore passate nelle piccole botteghe al pianterreno delle loro case: " ... tutta la famiglia collabora: i bambini imparano, il marito forgia e la moglie prepara i chatenielle, piccoli gancetti da attaccare al coltellino. [...] Il fabbro riscalda con la forgia, azionata da un mantice, le strisce di acciaio provenienti da Trieste e le batte su un incudine finché  non prendono la forma di lame e molle. Le rifinisce con una lima e le passa su una mola di pietra, azionata a pedale.

Ripassa quindi la lamina su di una mola foderata con una striscia di cuoio (preparata da lui stesso), unta in precedenza con una soluzione, chiamata sembriglie, composta di olio e smeriglia (polvere di ferro). Preparata la lamina, procede alla lavorazione del manico (paccarella), fatto di corno di bufalo. Questo viene scaldato sulla mola e stretto in un'apposita morsa, quindi tagliato e sagomato. Per lucidare il manico prepara una speciale pomata, composta di pietra pomice finemente tritata e setacciata, impastata con dell'olio. La lavorazione di un solo coltello richiede circa tre ore. Nel secolo scorso i coltellinai erano circa duecento mentre i forbiciai erano soltanto cinque o sei. Per fare un paio di forbici, si buca da un lato la striscia d'acciaio e si usa lo stesso procedimento della lavorazione della lama del coltello. La mola usata per fare le forbici  chiamata mburnetore. Il fabbro lavorava dalle dodici alle sedici ore al giorno, esclusa la domenica, giorno in cui andava alla "cantina" con i suoi colleghi. Il sabato, i negozianti (non vi erano grossisti) caricavano su un asino i coltelli prodotti durante la settimana per rivenderli. I fabbri si distinguevano dai contadini (con i quali non andavano affatto d'accordo) per il diverso modo di vestire: i contadini portavano infatti le scarrette, una specie di baschi, e le strummure, giacche cortissime " (tratto da Un Paese Racconta, Edizioni Pro Loco).

14 Agosto
Dimostrazione e preparazione scamorze, caciocavalli e ricotta, prodotti tipici locali