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Cenni
Storici
Le origini di Mangone,
risalgono presumibilmente al IX secolo e precisamente intorno agli anni
975-986 d.C. , quando è datata la distruzione di Cosenza e il ripopolamento
dei Casali. I cosentini superstiti delle distruzioni e rovine prodotte
dalle invasioni Saracene nell'antica capitale Bruzia, si riversarono nei
territori limitrofi dove già in situazioni analoghe precedenti, avevano
trovato rifugio. In seguito a tale emigrazione si ebbe il ripopolamento
di queste zone che diede inizio alla fondazione dei cosiddetti Casali
che andavano da Castiglione Cosentino fino a Carpanzano, abbracciando
tutti i paesi della presila. Mangone era il Casale che proteggeva l'abitato
di Aprigliano. Sull'origine del nome Mangone si sono formate diverse ipotesi:
secondo alcuni, il nome farebbe riferimento alla posizione territoriale
dell'abitato stesso che si trova a sinistra del fiume Crati, a Manco appunto,
al cui termine sarebbe stato poi aggiunto il suffisso one per indicare
che era l'abitato più grande, da cui sarebbe derivato il nome Mangone.
Nella tradizione orale, il nome Mangone deriverebbe invece da un'attività
artigianale molto praticata specie tra le donne di allora, cioè la lavorazione
del lino, nelle cui fase di lavorazione era usato un arnese chiamato Mangano,
da cui sarebbe derivato Mangone. Un'altra ipotesi più accreditata e che
troverebbe maggiori riscontri e quella che vorrebbe che il nome del Casale
Mangone sia derivato da quello di una nobilissima famiglia di Cosenza,
i Mangone che possedeva poche case coloniche nel luogo ove fu poi edificato
l'abitato, le quali nell'occasione del saccheggio di Cosenza servirono
come rifugio per gli scampati che si erano riversati in quei luoghi. Secondo
quanto riportato dallo storico Sorrento, fu Giovanni Mangone ad ospitare
i Cosentini nei suoi possedimenti, nelle contrade dette Avanti il Monte,
Crocicchia, Erto del Timpone, Istrata e Cozzarello. Il Sorrento accertò
che all'epoca ci fu una famiglia altrettanto nobile, il cui nome era però
Maurogona che era venuta in Bruzia dalla Mauritania, ai tempi del Goto
Odoacre, intorno all'anno 439 d.C. , che fu designata, poco per volta
prima Magone e poi con il nome Mangona. Si presume che lo stemma adottato
da questo Casale già all'epoca della consacrazione della Cattedrale di
Cosenza, era raffigurato da due braccia rivestite di porpora che sorreggono,
con un legame dorato, uno scudo tondeggiante di colore verde. Tale stemma
è lo stesso di quello della famiglia Maurogona o Mauro. I Palazzi più
antichi dell'abitato di Mangone sono di proprietà di questa famiglia.
Altri palazzi antichi erano di proprietà di altrettante famiglie nobili
quali: Mazzei, Laureati, Le Pera, Grandinetti e Montemurro. Nel 1644 Mangone
divenne feudo del Granducato di Toscana, ma riacquistò alcuni anni dopo,
in seguito alla rivolta di Celico, avvenuta il 23 maggio 1647. Nel gennaio
del 1807, Mangone apparteneva all'Università del governo di Pietrafitta.
Il successivo riordino del 1811, che istituiva i comuni e i circondari,
vedeva Mangone sotto la giurisdizione di Rogliano e Santo Stefano come
sua frazione che restò tale fino al decreto del 1831 che rese Santo Stefano
appunto, comune autonomo. Il 12 febbraio 1854, Mangone fù colpita da un
terremoto che la danneggiò gravemente: in tale circostanza fu quasi distrutta
completamente la Chiesa Parrocchiale di San Cipriano, ma soprattutto la
chiesa rurale detta Santa Maria dell'Arco, alla quale mangonesi serbano
grande devozione. Il 4 ottobre del 1870, preceduto da una tramontana fredda
come si tramanda oralmente, vi fu un terremoto ancora più tremendo che
ebbe una grande ripercussione nella zona silana provocando la distruzione
di interi paesi come Mangone, Cellara, Figline e Santo Stefano. L'unica
struttura superstite di quel terremoto fu un rudere della Chiesa di Santa
Maria su cui ancora attualmente si scorge la scritta: " Matthaeus Mazzei
procurator F.F." ( il procuratore Mazzei fece fare). Ancora oggi il 4
ottobre si ricorda il luttuoso evento del 1870 con un'emozionante celebrazione
religiosa cui partecipano anche gli abitanti dei paesi limitrofi, con
una fiaccolata che percorre tutte le stradine di campagna( Mancarello),
che non fu possibile percorrere la prima volta perché ostruite dalle macerie
del terremoto.
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Centro
Storico
Nella parte alta
del paese, denominata Nsusu e che era residenza dell'antica nobiltà, ci
sono gli aspetti architettonici di maggiore rilievo. In essa infatti si
possono ammirare i palazzi più antichi del paese.
Il
Palazzo Mauro è situato in via Garibaldi, è una struttura molto imponente
nella cui parte inferiore, adibita a stalle e magazzini, è stato scoperto
un cunicolo che conduceva nei pressi della Chiesa della Madonna dell'Arco,
che serviva ai suoi abitanti per fuggire in caso di attacchi di briganti.
Nell'antica via Capo Casale, è possibile ammirare un altro palazzo della
famiglia Mauro con le stesse caratteristiche.
Ai
piedi del monte su cui è situata la Chiesa di San Giovanni Evangelista,
si trova il palazzo di proprietà della famiglia Montemurro che è forse
il più antico di Mangone. E' caratterizzato da un portale in pietra alla
cui sommità c'e' scolpita una testa leonina opera di maestranze dei paesi
limitrofi, attraverso a cui si accede in un ampio piazzale dominato da
un'ampia scala d'ingresso. Nella parte del paese denominata Mpède in cui
risiedevano i ceti più poveri, su una facciata di una casa è possibile
scorgere uno stemma in pietra, su cui e effigiato un cimiero che avrebbe
fatto ipotizzare che la casa fosse stata abitata da una famiglia di cavalieri.
Lo stemma è diviso in due metà : nella metà in alto vi è raffigurato un
sole, in basso invece un albero su cui tronco è attorcigliato un serpente.
Sotto si legge una data 1619 e un nome Lucius Vitalis.
Numerose
in Mangone erano le Chiese nei tempi antichi: intorno all'anno 1600, esistevano
la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, tuttora esistente.
La Chiesa di Santa Maria dell'Arco e la Chiesa di Santa Maria Assunta
gestite da confraternite di cui la prima è esistente ed è aperta al culto,
mentre per la seconda rimangono solo i ruderi. C'erano inoltre altre Chiese
di cui oggi non esiste più traccia ma esse sono ricordate solo nella tradizione
orale come ad esempio la Chiesa di San Martino, di San Pietro, di Sant'Angelo,
San Felice e San Nicola. Fino alla metà del secolo scorso a San Cipriano
era intitolata la Chiesa parrocchiale oltre che a San Giovanni Evangelista,
infatti , li ritroviamo entrambi in un dipinto sull'altare. Ruderi della
Chiesa di Santa Maria: l'unica struttura superstite del disastroso terremoto
de 4/10/1870. Chiesa di San Giovanni Evangelista: è situata nel centro
storico, nucleo originale del paese e risale intorno al 1600, l'interno
presenta delle decorazioni in stile barocco , il soffitto e l'Altare Monumentale
in legno sono del 700, opera di artisti dell'epoca e restaurati di recente
ad opera della Soprintendenza alle Belle Arti di Cosenza, il battistero
è in pietra e il pergamo in legno con intagli barocchi, opera di artieri
Roglianesi. Tre gradini in tufo intorno all'Altare risultano identici
alla pavimentazione del Duomo di Cosenza. Santuario della Madonna dell'Arco:
struttura risalente all'inizio del settecento, come dicono le iscrizioni
sul campanile e sulla facciata. E' situata al di fuori dell'originario
nucleo abitato, cosa che ci fa desumere che all'epoca della sua costruzione
doveva essere in aperta campagna e che forse inizialmente più che una
chiesa fosse una nicchia votiva, fatta costruire per devozione o per protezione
in onore della Madonna dell'Arco.
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Gastronomia
La gastronomia
di Mangone è legata alla civiltà contadina.
Fra le più
particolari specialità della gastronomia locale sona da ricordare, come
primi piatti: "U STRANGUGLIAPREVITE" (Gnocchi di patate) sicuramente una
specialità molto conosciuta che ogni anno nel mese di agosto viene riproposto
con la Sagra,con un'affluenza di pubblico assai notevole. Un' altro piatto
molto famoso è "LAGANI E CICIARI" ( Tagliatelle e ceci), "TAGLIARINI E
SURACHE" (Tagliatelle sottili e Fagioli) , questi sono molto gustosi anche
con Piselli, "NGNUCCULI MBRODU"(Pasta si semola di grano duro grattugiata
con brodo di gallina).
Citiamo alcuni
fra i più conosciuti di secondi piatti:
"U SPEZZATINU"
( Pezzetti di carne mista al sugo con abbondante peperoncino), "PURPETTE
CU LA VERZA"( Polpette di pane grattugiato e carne di maiale coperto da
una foglia di Verza),
"PURPETTE
E MILUNCIANE",piatto che si consumava in occasione della festa della Santa
Patrona la Madonna dell'Arco(polpette con la polpa di melanzane),
" PATATE
E PIPELLI MPACCHIUSE"(Patate della Sila e peperoni nostrani fritti con
olio di oliva a fuoco lento),
"PIMMADORI
VIRDI E PIPARELLI FRUSCENTI" (Pomodori verdi, peperoncino molto piccante
fritti in olio di oliva),
"FRITTATA
E PATATE VULLUTE"(Patate bollite schiacciate e fritte).
Nel periodo
invernale era usanza fare le provviste specialmente di carne insaccata
di maiale, come le famosissime: "SUPPRESSATE", SAZIZZE, "BOCCIE", inoltre
la conservazione delle cosiddette "VRASCIOLE"(involtini di maiale con
con aglio e grasso, fritte e conservate nel grasso stesso o nell'olio),
"E FRITTULE"E FRISULI"( cotiche di maiale cotti insieme alle ossa e grasso
a fuoco lento almeno per 12 ore).
Un'altra
specialita è il "PANE CASAROLU"(Pane casereccio ancora oggi in produzione
molto conosciuto ). Altri tipi di specialità gastronomiche rinomati nel
nostro paese vengono ancora oggi prodotti da Aziende presenti nell'Area
Industriale di Piano Lago e vengono esportati in tutta Italia da due Società,
la MANGONESINA, e dalla CALABRIA FOOD.
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