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Da vedere:
LA LINEA
CADORNA
Costruita durante la prima guerra mondiale per prevenire un eventuale
attacco austro-tedesco attraverso la Svizzera, prende il nome dal generale
che guidò l'esercito italiano contro gli Austriaci. Erano previste
complessivamente una settantina di chilometri di trincee, 88 postazioni
d'artiglieria, circa 25.000 mq. di baraccamenti, con uno sviluppo di oltre
300 km di strade e quasi 400 km di mulattiere; l'artiglieria avrebbe impiegato
cannoni da 149A, da 149G e da 105, oltre a mortai da 120, obici da 149
c.p. e da 210.I lavori furono realizzati da muratori e scalpellini locali,
sotto la direzione del Genio Militare, e fu la prima occasione di lavoro
salariato per le donne, come portatrici di materiale e rifornimenti nei
cantieri.Sul territorio comunale sono visitabili in particolare due postazioni:
la prima, fortificata in grotta, si trova a circa mezz'ora dall'abitato
di Cuzzago; la seconda, raggiungibile attraverso la mulattiera militare
del Pizzo Proman (m.2098), consente una splendida veduta dei laghi, del
Monte Rosa e del Parco Nazionale Val Grande.

PARCO
NAZIONALE DELLA VAL GRANDE
Il Parco Nazionale della Val Grande, a due passi dal Lago Maggiore, è
l'area selvaggia più vasta d'Italia. Da Milano dista meno di 100
km e 150 da Torino. Una vallata unica, fuori del mondo, dominata dal silenzio,
dove la natura è regina. Un santuario dell'ambiente, da frequentare
con rispetto assoluto.Ma la Val Grande è anche storia. Il lungo
racconto di una civiltà montanara narrato dai luoghi e dalla gente
dei paesi che circondano quest' area fra l'Ossola, il Verbano, la Val
Vigezzo, la Valle Intrasca e la Cannobina. E anche chi si accontenta di
arrivare alla soglia di una zona così selvaggia, fermandosi in
uno dei centri che le fanno corona, ha la possibilità di cogliere
le sensazioni di un'area wilderness. Perchè la Val Grande, prima
ancora di essere un Parco, è una valle di grandi emozioni.
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Manifestazioni,
sagre, feste:
05 gennaio "CARCAVEGIA"
Si tratta di una manifestazione già menzionata, sebbene con
caratteristiche diverse, in documenti ossolani del XV secolo. Durante
i primi giorni del nuovo anno, i bambini e i ragazzi vanno in giro per
le vie del paese, facendo un allegro frastuono muniti di corni e di campanacci
alla ricerca di fascine di legna, che serviranno, la sera del 5 gennaio,
a bruciare due pupazzi raffiguranti l'uomo e ladonna più anziani
del paese (il "VECC e la "VEGIA").
15 agosto "PALIO DEGLI ASINI"
La "Corsa degli Asini", come veniva chiamata un tempo, ebbe
inizio nell'immediato dopoguerra, quando un gruppo di amici, per burla,
si mise a correre per le vie del paese in groppa agli asini all'inizio
non vi era nessuna pretesa sportiva, i fantini correvano solo per ridere
oppure per scommetterci una bevuta, senza un percorso fisso come adesso.
Presto la burla diventò una tradizione, tanto che nel 1981 la vecchia
"Corsa", ispirandosi al più famoso Palio di Siena, si
trasformò in Palio degli Asini, cui partecipano ogni anno i rioni
premosellesi o "cantoni" e le frazioni di Colloro e Cuzzago.

Il Palio
si "corre" durante la festa patronale dell'Assunta, il 15 agosto.
Per l'occasione, il paese viene addobbato con striscioni e bandiere con
i colori, abbinati al bianco, dei vari "cantoni": giallo per
Cuzzago, verde chiaro per Colloro, rosso per Vagna, blu per Casascia-Arbocelli-Flecc,
viola per Sant'Anna, fucsia per la Crusèta, granata per il Gabbio,
verde scuro per il Centro, arancione per la Gesa, turchese per Copia.La
manifestazione, accompagnata da esibizioni di gruppi folkloristici, si
articola in due momenti: la corsa a cronometro, in cui si fanno correre
uno alla volta i partecipanti, e la corsa in linea, con la partecipazione
contemporanea di tutti i concorrenti.Un severo regolamento impedisce di
picchiare gli asini e vieta al pubblico di toccarli durante la corsa,
sotto pena di squalifica; solo i fantini possono incitare i loro quadrupedi,
avvalendosi al massimo del frustino regolamentare.Al Cantone vincitore
oltre al trofeo per il fantino, viene consegnato il Palio, che fino al
1997 era rappresentato da un quadro, opera del pittore Aldo Primatesta
di Colloro, raffigurante un asino davanti al caratteristico campanile
premosellese, a partire dal 2000 è stato sostituito da una scultura
dell'artista premosellese Ernesto Gobbetti.
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