Le Ville Romane |
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A Ladispoli la Storia sembra non dover cambiare mai: quella che oggi è meta delle ferie dei romani, era, duemila anni fa, meta delle ferie dei senatori, prima, e degli imperatori, poi, che scelsero questo territorio "ameno e lussureggiante" come loro dimora estiva. Tra le paludi e la macchia mediterranea, tra la collina ed il mare, la nobiltà romana costruì sul territorio Alsiense (Alsium fu precedentemente un importante porto etrusco appartenente alla citta di Cerveteri) immense ville marittime i cui resti sono tutt'oggi ben visibili.
A partire da San Nicola, dove rimangono i resti dell'immensa villa di Pompeo che, molto probabilmente, ospitò personaggi del calibro di Marc'Aurelio e fu proprietà delle famiglie imperiali degli Antonini e dei Severi, ogni due chilometri circa, è possibile visitare le spoglie di bellissime ville romane di epoca imperiale: la villa della "Posta Vecchia", quella di Marina di Palo, quella della "Grottaccia". |
| Le Oasi Naturalistiche |
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L'oasi di Palo
L'oasi di Palo nasce nel 1980, grazie ad un accordo tra il WWF ed i propietari dell'area, i Principi Odescalchi. Proprio grazie alla proprietà privata, quest'area ha mantenuto integro il suo valore naturale: uno degli ultimi boschi planiziali umidi rimasti sulla costa, una volta esteso lungo tutto il Mar Tirreno. Roverelle, cerri, lecci ma anche aceri minori, ornielli, ciavardelli sono gli alberi che si presentano a coloro che vogliono entrare in quest'ambiente chiamato una volta "selva", impenetrabile, pericoloso ma, al tempo stesso, affascinante. Per molto tempo utilizzata come riserva di caccia, quando i pontefici quali Leone X usavano, al suo interno, uccidere caprioli e daini, l'oasi, oggigiorno, rimane l'unica "riserva" dove volpi, istrici,tassi, ma anche puzzole, ricci e faine, possono trovare rifugio. Ma l'oasi di Palo è anche il luogo dove molti uccelli possono fare sosta lungo le loro rotte migratorie o fermarsi per nidificare. Usignoli, rigoli, cinciallegre e codibugnoli, infatti, costruiscono i loro nidi tra il fogliame delle querce, mentre assioli, allocchi e barbagianni di notte si muovono per catturare prede per i loro piccoli. L'oasi è aperta al pubblico tutte le domeniche da ottobre a maggio, con visite guidate alle ore 10.00 e alle ore 14.00 senza prenotazioni e, durante la settimana, per gruppi e scolaresche su prenotazione al numero Tel/Fax 06/9911641.
L'oasi di Torre Flavia
L'attuale area di Torre Flavia rappresenta l'ultimo tassello temporaneamente umido che faceva parte della più ampia palude di Campo di Mare estesa, fino ai primi anni '60 per alcune decine di ettari. Oggigiorno il territorio si presenta come un susseguirsi di piccole depressioni che stagionalmente si riempiono d'acqua, grazie all'affioramento della falda costiera sottostante, all'apporto delle acque dolci dell'entroterra e delle piogge invernali. Il variare della salinità dell'acqua ha generato una vegetazione tipica delle zone salmastre, come la salicornia, simbolo dell'oasi, l'orzo marittimo ed il limonio. L'area più interna, allagata per buona parte dell'anno e, con acqua meno salmastra, è coperta dalla cannuccia di palude, dal giglio d'acqua e da varie specie di tifa. La fauna trova la sua massima espressione negli uccelli, che qui trovano l'ambiente ideale sia per lo svernamento che per la sosta durante le migrazioni. Nell'area maggiormente allagata troviamo sia gli aironi (cenerino, bianco maggiore, rosso) che le anatre tuffatrici (tuffetto e svasso) e di superficie (germano reale, mestolone). Sui prati salmastri troveremo, invece, piccoli trampolieri, come il fratino o il corriere piccolo e, soprattutto, il cavaliere d'Italia, splendido limicolo dalle lunghe zampe rosse. |