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In una piazza San Marco gremita, nella città del Carnevale, le maschere della tradizione hanno trasformato ancora una volta il cuore della laguna in un grande palcoscenico dell’identità locale italiana. UNPLI (Unione delle Pro Loco d’Italia) e Fondazione Pro Loco Italia protagoniste come da tradizione a Venezia per raccontare, in un mosaico di riti, simboli e costumi fatti a mano, l’anima profonda dei territori.

Ben 11 i gruppi provenienti da 8 regioni d’Italia che hanno sfilato dando vita ad un affresco vivente, espressione autentica del patrimonio culturale immateriale del Paese. Carnevali diversi per tradizione e significato, abiti sapientemente realizzati a mano e riti arcaici tramandati di generazione in generazione.

Un viaggio nelle radici più autentiche delle comunità che, nella città simbolo del Carnevale, hanno portato in scena l’Italia dei piccoli centri, dell’impegno silenzioso dei volontari delle Pro Loco e di riti antichi che rischierebbero di andare perduti senza questa costante opera di tutela. Uno spettacolo ricco di colori, sfumature e sorrisi, ma soprattutto di significati profondi: un racconto vivo della memoria collettiva e di quel patrimonio che, grazie alla dedizione delle Pro Loco, continua a essere custodito, tramandato e valorizzato nel tempo.

Il viaggio nell’Italia delle tradizioni ha fatto tappa in Campania, con la Pro Loco di Eboli che ha proposto la Farsa Carnevalesca e la maschera di Don Annibale di origine settecentesca che intreccia canto, musica e recitazione popolare in un rito collettivo culminante in una tarantella finale. Sul palco di Venezia è salita anche la Pro Loco di Olevano sul Tusciano con il Carnevale dei Poveri e la Pro Loco Aquara che ha rappresentato la tradizionale manifestazione dei mesi con una mascherata contadina.
Tappa anche in Emilia-Romagna che ha partecipato con la Pro Loco di Civitella di Romagna con il suo Carnevale che porta in scena la tradizionale lavorazione delle carta pesta.


Il Carnevale rituale del Pust di Mersino ha rappresentato il Friuli Venezia Giulia e a portato a Venezia una delle espressioni più antiche e significative delle Valli del Natisone. Una tradizione arcaica che tra abiti coloratissimi, campanacci e riti propiziatori racconta il passaggio dall’inverno alla primavera.
La Compagnia Rinascimentale “Tres Lusores”, impegnata nella ricostruzione filologica delle danze del XVI secolo tratte dai trattati di Fabritio Caroso, in un dialogo tra cultura di corte e tradizione popolare ha rappresentato il Lazio con la Pro Loco di Cori.
La Liguria ha partecipato con le maschere storiche coordinate dalle Pro Loco del territorio: la Pro Loco di Genova con figure della tradizione cittadina come Capitan Spaventa, O Marcheise e O Paisan, espressioni della Commedia dell’Arte e del mondo popolare genovese; la Pro Loco Savona con Re Cicciolin, simbolo identitario del Carnevale savonese e della cultura marinara; la Pro Loco La Spezia con Batiston e Maìa, protagonisti del Carlevà spezzino con il rituale del matrimonio e del rogo finale; la Pro Loco Loano è stata rappresentata da Puè Pepin e Beciancin, maschere storiche del CarnevaLöa, celebrazione tra satira e maestria nella cartapesta.
La Sicilia si presenta con il grande sfarzo dei vestiti di Misterbianco, i celebri “Costumi più belli di Sicilia” -autentiche opere d’arte sartoriale-, per poi passare il palcoscenico al lavoro dell’associazione A Maschira, della Pro Loco di San Filippo del Mela.
Significativa anche la performance della Pro Loco di Canale d’Agordo che con la Zinghenésta, mascherata alpina che unisce danza, musica e teatro popolare ha rappresentato il Veneto insieme al “Il Zogo dell’Oca in Piazza” con la Pro Loco di Mirano.
La Sardegna ha partecipato con la maschera arcaica di Su Bundhu di Orani, figura antropo-bovina in sughero e orbace legata ai riti del fuoco di Sant’Antonio Abate e ai cicli agro-pastorali, simbolo ancestrale di fertilità e forza primordiale e ha proposto un’esibizione dei suonatori di launeddas di San vito.

«Le Pro Loco ancora una volta sono state protagoniste in Piazza San Marco a Venezia. È stata un’edizione straordinaria con 11 gruppi e 8 regioni presenti – afferma Antonino La Spina, Presidente di UNPLI –. Ogni anno in questo carnevale importante raccontiamo le tradizioni locali: ogni maschera custodisce l’identità di una comunità, ogni rito racconta un territorio capace di preservare le proprie radici e, al tempo stesso, di rigenerarsi.»

“Nella piazza più iconica del mondo, a Venezia, abbiamo portato le maschere antropologiche, le maschere delle persone – ha commentato Fernando Tomasello, coordinatore del Centro Studi di Fondazione Pro Loco Italia –. Come da tradizione abbiamo voluto mettere in scena le maschere delle tradizioni dei piccoli paesi che rappresentano le identità locali, quelle maschere che sono storia per il futuro e memoria del nostro Bel Paese”.

“È un’emozione essere qui oggi con i volontari delle Pro Loco, persone fondamentali del nostro territorio e che qui oggi rappresentano con le loro maschere tutta l’Italia – ha commentato Paola Roma, assessore alle Pro Loco Regione Veneto – Un percorso culturale che mette insieme grandi e piccoli, ma che soprattutto riesce a valorizzare le tradizioni locali. I volontari tolgono del tempo alla loro famiglia per donarlo agli altri e a loro va il nostro più grande grazie”.

“Ci avviciniamo alla fine del Carnevale, ci stiamo quasi abituando a non essere noi ma ad essere quelli da cui ci travestiamo – ha commentato Giovanni Giusto, consigliere con delega alla tutela delle tradizioni di Venezia -. Sono giornate importantissime in cui ci si maschera da adulti e da bambini. Il bello del Carnevale, come abbiamo visto anche oggi, è quello di riuscire ad aggregare un paese intero, una bellissima festa che bisogna tenere viva nel tempo”.

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